domenica 21 agosto 2016

Perchè NO - di Marco Travaglio e Silvia Truzzi

Perchè NO.



Di Marco Travaglio e Silvia Truzzi.

Un'a recensione opinione di Enrico Porceddu.


É passato un po' di tempo dalla mia ultima recensione, ma quella di questo libro è dovuta perché forzata dagli eventi, ovvero ha senso oggi ma probabilmente non ne avrà più di tanto fra due mesi.

Oltre a rappresentare un opinione, questo libro potrebbe essere considerato a tutti gli effetti un libro di testo. L'excursus sui vari sistemi democratici europei - ma anche su quello americano - rende possibile non solo una comparazione tra il nostro sistema politico e quelli più conosciuti a livello mondiale, ma da anche margine per una riflessione più ampia sulle possibilità di sviluppo del nostro ecosistema di amministrazione pubblica. Il tutto viene esposto con parole semplici e alla portata di tutti, affinché chiunque possa arrivare più informato al referendum costituzionale d'autunno - quello per l' "ITALICUM" - che con ogni probabilità avrà luogo ad ottobre 2016.

La posizione degli autori - e non solo la loro - è abbastanza chiara: al referendum si vota NO, ma d'altronde, questo lo dice anche il titolo. E io? Io sono proprio d'accordo, le motivazioni per farlo sono belle e buone! A queste condizioni, via le mani dalla costituzione.

No non perché io pensi che la costituzione debba rimanere così com'è, ma perché la riforma costituzionale in questione non presenta niente di innovativo. Rimarrà il bicameralismo, rimarranno gli sprechi, rimarranno le poltrone. Cosa invece non rimarrebbe sono l'opposizione politica e la volontà del popolo a favore di un "premierato assoluto"... e, se devo essere sincero, questo tipo di innovazione mi è già noto.
  • Come gli autori illustrano chiaramente in "Perchè NO", l'anticostituzionalità di questa riforma è evidente in molti dei suoi punti, tra questi i più palesi sono:
  • il premio di maggioranza consentirebbe ad un partito con solo il 25% dei voti di accaparrarsi il 54% delle poltrone in parlamento (più o meno come succedeva nel "Porcellum" già dichiarato anticostituzionale), decretando l'inuguaglianza del peso del voto degli elettori;
  • Le regioni e le autonomie locali non verranno rappresentate al senato in maniera proporzionale al numero di abitanti, per esempio certe regioni autonome avranno un numero superiore di rappresentanti rispetto ad altre regioni molto più popolate;
  • Tutto il senato + fino a due terzi dei dei deputati verrebbero selezionati dai capi partito (tranne 5 senatori emeriti che verrebbero selezionati dal presidente della repubblica) e non per elezione diretta;
  • un governo illegittimo - perché non eletto dal popolo - andrebbe a modificare la costituzione;


Queste sono solo alcune delle motivazioni esposte perlopiù superficialmente. Il lavoro di Travaglio e Truzzi è senza dubbio più esaustivo nell'intento di spiegare i buchi della riforma Boschi e credo che tutti dovrebbero leggerlo prima di recarsi ai seggi.

Per i più caparbi il testo integrale della riforma è riportato alla fine del libro all'insegna della trasparenza... come quando non si ha niente da nascondere.

giovedì 21 luglio 2016

Discorso di Laurea

Come mio solito quando arriva un giorno importante, anche in occasione della mia cerimonia di laurea ne ho approfittato per esprimere il mio amore e per trasmettere i miei valori ad amici e parenti, chi dovesse essersi perso il mio discorso può leggerlo qua sotto. Grazie a tutti voi per il supporto costante e incondizionato degli ultimi tre anni.


"C’è un momento nella vita in cui è lecito fermarsi a pensare, un momento in cui è giusto porsi delle domande e uno in cui abbiamo bisogno di trovare delle risposte, un po’ come fanno i filosofi. Sono felice di comunicarvi che oggi, qui, con voi, è uno di quei momenti.

Inizierò con due considerazioni:

Io non volevo studiare, non faceva parte dei miei piani né della mia persona. Lo pensavo tre anni fa e lo penso ancora oggi, ma oggi, posso essere più preciso e affermare che io non volevo studiare, ma volevo e voglio imparare, e, se dovessi rinunciare ad imparare, la mia vita finirebbe li. 

Io non avevo bisogno di un certificato di laurea. Non sopporto chi giudica le capacità di un altro basando la propria opinione su un foglio di carta, e, se devo essere sincero, muoio al pensiero che qualcuno mi giudichi per un foglio che, tutto sommato, non dice niente di me. Pensa e ripensa, e capisci anche che io, non avevo bisogno di una laurea, ma semplicemente di sentirmi sicuro.

E’ vero, certe volte non basta farsi delle domande per trovare delle risposte, o almeno non quelle giuste. La maggior parte delle volte infatti, per quelle dobbiamo aspettare che lo spettacolo inizi. E io, che nello spettacolo recitavo la parte del protagonista, non solo non potevo permettermi di andare un attimo al bagno ma non potevo nemmeno uscire di scena prima degli applausi, o perché no prima del lancio dei pomodori.

Più volte, soprattutto nell'ultimo anno, stremato dal lavoro e dai miei ideali, ho raccontato ad alcuni di voi i miei dubbi e le mie perplessità che si concretizzavano nella mia voglia di mollare gli studi per evitare di sentirmi un incoerente durante il resto della mia vita. Incoerente perché, gli studi, mi hanno insegnato a diventare un uomo di successo, ma, allo stesso tempo, hanno fallito nell'insegnarmi cosa il successo sia.

E’ qui che vi chiedo di chiudere gli occhi per poter chiedere a voi stessi “cos'è il successo?” pensateci, pensateci e tenete la risposta in mente.

La mia laurea racconta che il successo è fatto di numeri, di crescita, di avanzamenti di carriera, di offerta e di domanda, di marketing e promozione, di debiti e di capitale. Ancora, mi hanno insegnato a prendere delle decisioni, mi è stato insegnato quando vendere, quando comprare, quando assumere, e quando licenziare… sono stati bravissimi a insegnarmelo, grazie, prometto che tutte queste cose non le dimenticherò mai…

E c’è anche qualcos'altro che non dimenticherò mai, infatti, fortunatamente ci ha pensato la vita a spiegarmi perché è sbagliato imparare dal manager di un casinò; fortunatamente, siete arrivati voi ad insegnarmi ciò che nessun professore mi ha mai detto, e, fortunatamente, per imparare cosa sia il successo ho dovuto vivere, non studiare. Ho dovuto ascoltarvi e viaggiare per capire che il successo di una persona non è fatto di numeri ma di famiglia, amore, generosità, sacrifici, impegno, determinazione, altruismo e ideali.

Quindi grazie, perché è un sollievo sapere che la mia laurea non sia fatta di numeri ma di persone e di valori, grazie davvero perché il merito è vostro se oggi non mi sento un incoerente.

Infine, ci tengo a precisare che questa non è una dichiarazione di pentimento e non voglio che venga scambiata per tale in alcun modo, sono laureato e mi prendo così, come sono e senza rimorsi, fiero di me così come credo anche voi lo siate. Nel mio percorso di vita che ormai è lungo un quarto di secolo, ho imparato che le coincidenze sono poche mentre le spiegazioni sono tante, tutto è scritto, dentro e fuori di noi.

Più di qualsiasi altra cosa, la mia laurea mi ha insegnato chi sono e chi non sono, cosa voglio e cosa non voglio. La mia laurea, mi ha fatto capire un po’ meglio com'è quel mondo che vorrei. La mia laurea, non solo ha ravvivato la vostra stima e il vostro amore nei miei confronti, ma mi ha anche regalato l’amore di una compagna di viaggio che ormai è diventata parte della mia quotidianità e del mio essere. La mia laurea, è un pass-par-tout per l’edificio del futuro. La mia laurea è ciò che io faro di lei."

venerdì 4 marzo 2016

ON INEQUALITY - by Harry G. Frankfurt

ON INEQUALITY


By Harry G. Frankfurt



Is Equality a moral obbligation? Should we aim at it, or would be better to focus on pursuing poverty alleviation? This is one of the main questions fomenting Frankfurt’s research and therefore also one which is bringing most of the content into his book, or at least, in the first part of it. More generally, this script tries to investigate the morality behind equality, finally coming to the conclusion that morality not only is not directly related to equality, but at the very end of the book it also states that:

"But the widespread conviction that equality itself and as such has some basic value as an independently important moral ideal is not only mistaken. It is an impediment to the identification of what is truly of fundamental moral and social worth."

I will come back to this statement later in this article!

Now, although I admit the book led me to think of Equality as I never did before, it still seems to me like Mr. Frankfurt is kind of focusing on a nutshell. His concept of equality is in fact purely based on possession and property, while I think it is obvious that such a discussion should be focusing on rights instead.

For instance, as endorsed by the author it is true that our society (or maybe our economy) is now more than ever based on "needs creation" and that we often need something just because someone else need that "something", and it is also true that we human become more sensible-emotional when we see someone who can't benefit from minimal living condition rather than when we see someone who can't afford to buy the same latest mobile phone we got.

What cannot be ignored is that in our planet resources are limited, and therefore, can we still assert that we have no moral obbligation to pursue equality? Isn't poverty in a first place a matter of resources' allocation?

In few words I could either think that if everybody had enough I would not care about me having more, or I can be realist and acknowledge that me having more comports someone else around the planet not having enough. Once again, I could discuss with Mr. Frankfurt about what does the word "enough" mean, or we could start working hard and making great sacrifices because we acknowledge all together that in our world there are 80M kids who have absolutely no right to education, 850M people who are undernourished and 670M who have no access to safe water.

Of course we can ponderate about the beauty and complexity of what for each of us the words "enough" or "sufficient" mean, but at the end of the day the world would be exactely the same; but if we want to make this world a little bit better, day by day, then yes, we need to be convinced and to convince others about the fact the each human in Earth should have equal opportunities. This is the basic value that the INDIPENDENTLY MORAL IDEAL OF EQUALITY bring with itself.

Although we should be grateful to Mr. Frankfurt for his scientifical efforts and achievments, I think that this book might slow down our urge as human beings to look for a fair distributions of wellness across disadvantaged geopolitical zones and social classes, it weakens our altruism and threatens our common sense of solidarity.


You might want to read this book if:
  • you would like to save the world;
  • among your previous readings there are authors like Sen, Nussbaum and Stiglitz;
  • you have never questioned the meaning of equality

No best quotations in this reading.
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